Tom Hiddleston in South Sudan: Children deserve a chance of a childhood

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For the sake of every child in danger, our leaders must do more

In conflict and crises, it is children who are hardest hit. I saw this for myself in South Sudan, on a visit to the country with Unicef earlier this year. South Sudan is a forgotten war, which strikes children with unforgivable brutality. Rape, forced recruitment and attacks on schools are becoming a daily part of their childhood.

South Sudan declared independence from Sudan in 2011, and has been riven by political and civil conflict since December 2013. The major cities have become war zones, with civilians fleeing to relative safety in rural areas. So many people, so many innocent children: displaced, desperate, starving.

The day before I was due to fly to South Sudan – in February this year – Unicef announced that at least 89 boys had been abducted while they were preparing to sit their school exams in Wau Shilluk, in Upper Nile state. These boys, some as young as 13, had been forcibly conscripted into armed militia.

Three days later, I found myself in the very same village, one of the most remote places I have ever seen. Walking around the desolate school, the destruction left in the wake of the militia’s violent interruption of the school day the previous weekend was still visible. The playground was empty, school desks had been overturned and doors were hanging off their hinges.

In one of the school-rooms, I met with 15-year-old John*, who had escaped abduction. Sitting on the floor together in the corner, he told me that he feared for his life, that everyone did. He told me: “we have a big problem and worry. The soldiers – they are killing the people”. But despite the immense danger, he still wanted to attend school and prepare for his exams.

In South Sudan, around 13,000 children have been recruited and are being used by all sides of the conflict, putting their lives at risk and irreversibly changing the fortunes of these children. I met a Unicef aid worker in the Upper Nile region, who had met with boys desperate to go home, but bound by the fear the militia had instilled in them. Children face an impossible choice – kill or be killed. For some, these children may seem a lost cause. But not for Unicef who, as well as delivering vital water and health care to children in South Sudan, are working to release and rehabilitate children forced to fight.

In Jonglei state, days later, I met hundreds of boys who had recently been released by an armed group called the Cobra faction, living in a Unicef Interim Care Centre, awaiting reunification with their families.  They receive shelter, food, education, clothing and basic health care, as well as counselling.

One of these boys, 16-year-old Afrikey*, on the day of our visit was being reunited with his family for the first time in over two years. His conscription had left emotional scars. He had seen things a boy of his age should never have to see. He had the far-off stare of a much older man – a depth in his face. I witnessed him being reunited with his mother: some hope amid the devastation.

To this day, there is no official record of what happened to the 89 boys in Wau Shilluk. I cannot help but wonder where they are, what they are doing, and whether their families will see them again.

It is for these children, for boys like John and Afrikey, that I am backing Unicef UK’s new campaign, which calls on the Government to prioritise protecting children from violence in crises.  Children, whether those journeying as refugees through Europe or living in conflicts like South Sudan, deserve a chance of a childhood.

For the sake of every child in danger, our leaders must step up and do more. The public can support Unicef UK’s call for the Prime Minister to protect children from violence in emergencies at unicef.uk/protect

* Names changed to protect identities

(Source:http://www.independent.co.uk/voices/tom-hiddleston-in-south-sudan-children-deserve-a-chance-of-a-childhood-a6718576.html)

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(Traduzione a cura delle admin del sito, protetta dalla normativa in materia di diritti d’autore)

Tom Hiddleston in Sud Sudan:

I bambini meritano una possibilità di un’infanzia

Per il bene di tutti i bambini in pericolo, i nostri leader devono fare di più

Nei conflitti e nelle crisi, sono i bambini ad essere i più colpiti. Ho visto questo in prima persona in Sud Sudan, in visita nel Paese con l’Unicef all’inizio di quest’anno. Quella del Sud Sudan è una guerra dimenticata, che colpisce i bambini con brutalità imperdonabile. Lo stupro, reclutamento forzato e attacchi contro le scuole stanno diventando una parte quotidiana della loro infanzia.

Il Sud Sudan ha dichiarato l’indipendenza dal Sudan nel 2011, ed è stato lacerato da conflitti politici e civili dal dicembre 2013. Le principali città sono diventate zone di guerra, con i civili che si mettono in relativa salvezza nelle zone rurali. Così tante persone, tanti bambini innocenti: sfollati, disperati, affamati.

Il giorno prima in cui avrei dovuto volare in Sud Sudan – nel febbraio di quest’anno – l’Unicef ha annunciato che almeno 89 ragazzi erano stati rapiti mentre si stavano preparando per sostenere gli esami scolastici a Wau Shilluk, nello stato di Upper Nile. Questi ragazzi, alcuni di appena 13 anni, erano stati forzatamente arruolati in milizie armate.

Tre giorni dopo, mi sono trovato nella stessa frazione, uno dei luoghi più remoti che abbia mai visto. Passeggiando intorno alla scuola desolata, era ancora visibile la distruzione lasciata dalla scia della violenza della milizia, l’interruzione della giornata scolastica del fine settimana precedente. Il parco giochi era vuoto, i banchi di scuola erano stati rovesciati e le porte erano appese al di fuori dai cardini.

In una delle aule, ho incontrato con il quindicenne John*, che era sfuggito al rapimento. Seduti insieme sul pavimento in un angolo, mi ha detto che temeva per la sua vita, che tutti temono. Mi ha detto: «abbiamo un grande problema e preoccupazione. I soldati – stanno uccidendo la gente». Ma nonostante l’immenso pericolo, aveva ancora voglia di frequentare la scuola e prepararsi per gli esami.

In Sud Sudan, circa 13.000 bambini sono stati reclutati e vengono utilizzati in tutte le parti del conflitto, mettendo le loro vite a rischio e cambiando irreversibilmente le sorti di questi bambini. Ho incontrato un operatore umanitario Unicef nella regione dell’Alto Nilo, che aveva incontrato i ragazzi che volevano disperatamente andare a casa, ma legati dalla paura che la milizia aveva instillato in loro. I bambini devono affrontare una scelta impossibile – uccidere o essere uccisi. Per alcuni, questi bambini possono sembrare una causa persa. Ma non per l’Unicef che, così come per l’erogazione fondamentale di acqua e per l’assistenza sanitaria per i bambini in Sud Sudan, sta lavorando per liberare e riabilitare i bambini costretti a combattere.

Nello stato di Jonglei, giorni dopo, ho incontrato centinaia di ragazzi che erano stati recentemente rilasciati da un gruppo armato chiamato fazione Cobra, che vivono nell’Unicef Interim Care Centre, in attesa di riunificazione con le loro famiglie. Essi ricevono riparo, cibo, istruzione, vestiario e assistenza sanitaria di base, così come assistenza terapeutica.

Uno di questi ragazzi, il sedicenne Afrikey*, il giorno della nostra visita era stato ricongiunto alla sua famiglia per la prima volta da oltre due anni. Il suo arruolamento aveva lasciato cicatrici emotive. Aveva visto cose che un ragazzo della sua età non dovrebbe mai vedere. Aveva lo sguardo lontano di un uomo molto più vecchio – una profondità nel volto. Sono stato testimone dell’incontro con sua madre: un po’ di speranza in mezzo alla devastazione.

Fino ad oggi, non vi è alcuna traccia ufficiale di quello che è successo ai 89 ragazzi a Wau Shilluk. Non posso fare a meno di chiedermi dove sono, cosa stanno facendo, e se le loro famiglie li vedranno di nuovo.

E’ per questi bambini, per i ragazzi come John e Afrikey, che sto sostenendo la nuova campagna di Unicef UK, che invita il governo a dare la priorità proteggere i bambini dalla violenza in situazioni di crisi. I bambini, sia quelli in cammino come rifugiati attraverso l’Europa o quelli che vivono in conflitti come il Sud Sudan, meritano la possibilità di un’infanzia.

Per il bene di tutti i bambini in pericolo, i nostri leader devono farsi avanti  e fare di più. Il pubblico può sostenere l’appello di Unicef UK per il Primo Ministro di proteggere i bambini dalla violenza nelle emergenze a unicef.uk/protect.

*I nomi sono stati cambiati per proteggere le identità.