Actor Tom Hiddleston reveals how he conveys emotion

By Tom Hiddleston

From The Guardian “How to understand people” supplement, March 2009

When I’m given a role, the first thing I do is read the play over and over again. I scour the script and write down everything the character says about himself and everything that everyone else says about him. I immerse myself in my character and imagine what I might be like to be that person.

When I played Cassio in Othello I imagined what it would be like to be a lieutenant in the Venetian navy in 1604. I sat down with Ewan McGregor and Chiwetel Ejiofor and together we decided that Othello, Iago and Cassio had soldiery in their bones.

I took from the script that Cassio was talented and ambitious, with no emotional or physical guard – and that’s how I played the part.

For me, acting is about recreating the circumstances that would make me feel how my character  is feeling. In the dressing room, I practice recreating those circumstances in my head and I try to not get in the way of myself. For example, in act two of Othello, when Cassio in manipulated to fight Roderigo and loses his rank, some nights I would burst into tears; other nights I wouldn’t but I would still feel the same emotion, night after night. Just as in life, the way we respond too catastrophe or death will be different every time because the process in unconscious.

By comparison, in Chekov’s Ivanov I played the young doctor, Lvov. Lvov was described as “a prig and bigot … uprightness in boots … tiresome … completely sincere”. His emotions were locked away. I worked around the key phrase: “Forgive me, I’m going to tell you plainly”.

I practiced speaking gravely and sincerely without emotion and I actually noticed how that carried over into my personal life: when I played Cassio, I felt really free; when I played the pent-up Lvov, I felt a real need to release myself from the shackles of that character.

It’s exhilarating to act out the emotions of a character – it’s a bit like being  a child again. You flex the same muscles that you did when you pretended to be a cowboy or a policeman: acting is a grown-up version of that with more subtlety and detail. You’re responding with real emotions to imaginary situations. When I’m in a production I never have a day when I haven’t laughed, cried or screamed. There are times when I wake up stiff from emotional exhaustion.

Film is a much more intimate and thoughtful medium than theatre because of the proximity of the camera. The camera can read your thoughts. On stage, if you have a moment of vulnerability you can hide it from the other actors; on film, the camera will see you feel that emotion and try to suppress it.

Similarly, if you’re pretending to feel something that isn’t there, it won’t be believable.

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(Traduzione libera ad opera delle admin del sito)

L’ATTORE TOM HIDDLESTON RIVELA COME TRASMETTE LE EMOZIONI

Scritto da Tom Hiddleston

Da The Guardian “Come capire le persone”, supplemento del Marzo 2009

Quando mi viene affidato un ruolo, la prima cosa che faccio è leggere l’opera più e più volte. Setaccio il copione e scrivo ogni cosa il personaggio dice di se stesso e tutto quello che chiunque altro dica di lui.

Mi immergo totalmente nel personaggio e immagino come possa essere quella persona.

Quando ho interpretato Cassio nell’Otello ho immaginato come sarebbe stato essere un tenente nella Marina Veneziana del 1604. Mi sedevo con Ewan McGregor e Chiwetel Ejiofor e insieme abbiamo deciso che Otello, Iago e Cassio erano soldati fin nel midollo.

Capivo dal copione che Cassio aveva talento ed era ambizioso, senza nessuna protezione emozionale o fisica, ed è così che ho interpretato il personaggio.

Per me, recitare è ricreare le circostanze che mi facciano provare quello che il mio personaggio sta provando. Nel camerino, mi esercito rivivendo quelle circostanze nella mia testa e cercando di non interferire con me stesso. Per esempio, nel secondo atto dell’Otello quando Cassio è manipolato e combatte contro Roderigo perdendo il grado, alcune sere scoppiavo in lacrime; altre sere non accadeva, ma continuavo a provare quell’emozione, sera dopo sera. Come nella vita, il modo in cui rispondiamo alle catastrofi e alla morte è sempre diverso perché il processo è inconscio.

Per comparazione, nell’Ivanov di Chekhov ho interpretato un giovane dottore, Lvov. Lvov viene descritto come moralista e bigotto … noioso … completamente leale. Le sue emozioni sono imperscrutabili. Ho lavorato intorno ad una frase chiave Perdonatemi, ho intenzione di dirvelo chiaramente.

Mi sono esercitato parlando in maniera grave e onesta, ma senza emozioni e ho notato quanto, in effetti, questo influiva nella mia vita personale: quando interpretavo il generoso Cassio, mi sentivo veramente libero; quando ho interpretato il represso Lvov, ho avvertito la reale necessità di liberare me stesso dalle catene di quel personaggio.

E’ esaltante interpretare le emozioni di un personaggio – è un po’ come tornare bambino: usavi gli stessi muscoli quando fingevi di essere un cowboy o un poliziotto; recitare è una versione adulta di questo, con più sottigliezza e dettaglio. Stai rispondendo con forte emozione ad una situazione immaginaria. Quando sto lavorando non passa giorno senza che io rida, pianga o gridi. Ci sono occasioni in cui mi alzo indolenzito dallo sfinimento emotivo.

Il cinema è un mezzo più intimo e riflessivo del teatro, per la vicinanza della telecamera. La cinepresa può leggerti nel pensiero. Sul palcoscenico, se hai un momento di vulnerabilità puoi nasconderlo dagli altri attori; in un film, la telecamera vede quella emozione e il tuo tentativo di sopprimerla.

Similmente, se stai fingendo di provare qualcosa che non c’è, non sarà credibile.

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